Giuseppe Urso festeggia con la squadra © Scuola Calcio Nitor
(con la collaborazione di Vincenzo Nannavecchia)
L’intervista della redazione di DilettantiPuglia24 a mister Giuseppe Urso. Dopo oltre dodici anni trascorsi in Trentino-Alto Adige, Urso è rientrato in Puglia nel 2023 e, da allora, ha guidato diverse squadre dilettantistiche ottenendo ottimi risultati, pur dovendo affrontare, talvolta, numerose difficoltà. L’ultima esperienza lo ha visto protagonista nella sua Brindisi, alla guida della storica formazione della Nitor Brindisi, che nella stagione appena conclusa ha deciso di avviare un progetto calcistico anche nel campionato provinciale di Terza Categoria Brindisi, dando continuità al percorso intrapreso con i tanti giovani atleti della scuola calcio.
Cosa ne pensa di questo finale di stagione e dei vari campionati regionali dilettantistici pugliesi?
Innanzitutto ringrazio la redazione del pensiero e spazio che mi concede e te, Vincenzo, in particolare per la gentilezza e la disponibilità nell’intervista. È stata una annata particolare che ha rispecchiato l’incertezza da una parte e dato delle conferme dall’altra. Dalla delusione della retrocessione del Brindisi che aveva un compito difficilissimo con un passivo di 14 punti di penalizzazione alla festa doppia per Barletta che con ben due compagini hanno dominato l’Eccellenza e la Promozione girone A. Un plauso anche all’Ostuni che torna in promozione insieme al Canusium mentre nel girone B e ancora da decidere. Mi ha entusiasmato anche la vittoria del Bagnolo a scapito di una corazzata come lo Squinzano che comunque ha vinto i playoff. Ma il calcio è così: non si vince mai sulla carta ma sul campo.
Considerata la sua esperienza, quanto influisce secondo lei il mancato rispetto di scelte, alcune volte scellerate, effettuate da presidenti e massimi dirigenti sui fallimenti calcistici?
Purtroppo tocchi un tasto dolente! Influiscono tantissimo scelte a mio avviso sbagliate compiute da gente che forse dovrebbe rendersi conto che così facendo distrugge la propria società. Non smetterò mai di dire che bisogna pianificare secondo le proprie possibilità e mai secondo i “probabilmente entrano degli sponsor…”. E soprattutto bisogna aggiornarsi, confrontarsi con altri colleghi dirigenti e crescere sul campo. Ancora oggi sento presidenti che scelgono allenatori che portano sponsor, direttori sportivi che non riescono ad organizzare una lista di giocatori utili e si appoggiano al “sentito dire”. Come detto in precedenza, bisogna aggiornarsi, confrontarsi e girare a guardare tante partite e squadre di calcio. Ti posso assicurare che negli ultimi due anni ho visto giocatori in Terza Categoria che potrebbero benissimo fare la Promozione e visto giocatori sponsorizzati in promozione che fanno fatica a giocare tre partite di fila in Terza Categoria. Nessuno nasce pronto ed istruito anche nel calcio, ma lo si diventa con idee, metodo e voglia di fare e un dirigente sportivo deve girare i campi a trovare nuova linfa per la sua società.
Cosa prova da brindisino ad assistere alla recente retrocessione subita dalla massima società calcistica della Città di Brindisi nel campionato di Eccellenza pugliese?
Per me brindisino e tifoso biancazzurro dalla nascita è stato un revival del passato: cose già viste, purtroppo. Ti dico di più: lo avevo intuito già dallo scorso anno ed ero anche più pessimista. Va fatta lode alla nuova dirigenza e presidente che ha rilevato una nave già affondata e a mister Ragno che ha provato fino alla fine nell’impresa. Secondo me, se fosse stato scelto all’inizio stagione, alla fine avrebbe fatto il miracolo sportivo. Pazienza, resta una rincorsa entusiasmante crollata alla fine. Ma come detto prima non è la prima volta che una squadra vince la Serie D e in due anni o fallisce o retrocede dalla C all’Eccellenza. C’è un divario economico troppo alto tra la Serie D e la Serie C e se non sei pronto e circondato da persone competenti vai in contro a gravi problemi. Per questo secondo me è stato un errore togliere la C2 che era una categoria semi professionisti a e ti permetteva di stare nei budget più abbordabili.
Un ricordo indelebile che porta nel cuore dopo un anno trascorso alla guida tecnica della Nitor Brindisi?
Sicuramente il ricordo che mi porterò dietro in questa prima, e al momento unica, esperienza su di una panchina di Brindisi è un coro a me dedicatomi dai miei ragazzi nello spogliatoio dopo la vittoria col Grottaglie: mi hanno lasciato senza parole, mi hanno fatto emozionare! Il lavoro sul gruppo paga sempre in tutte le categorie. Mi dispiace solo che questo progetto non potrà continuare con me per divergenze che non ci trovano d’accordo su tante cose, ma resta la bella stagione che per la prima parte ci ha visto anche in testa e per buona parte con la possibilità di entrare nei playoff.
Quale messaggio vuole lanciare a tutti i tifosi dei campionati dilettantistici pugliesi?
I messaggi ai tifosi non devono essere confusi con le promesse! I tifosi devono sempre essere realisti e capire cosa può fare la propria squadra del cuore. La cosa importante è seguirla, dargli passione, calore e amore. Alla fine sono sempre dei ragazzi che provano a vincere delle sfide e se si è tutti dalla stessa parte sicuramente le soddisfazioni arrivano per tutti.