
Pietro Maiellaro
(di Guglielmo De Feis)
Sessantatré anni compiuti martedì 29 settembre ed ancora iperattivo nel mondo del calcio come scouting: dalla sua Lucera Pietro Maiellaro, ex Taranto e Bari, spiega la sua sul momento delicato del calcio pugliese.
Sto ancora in questo mondo da anni, vado sempre ad osservare giovani talenti assieme ad un amico originario della vicina Campania e mi piace ancora seguire partite. Ovvio, i tempi sono totalmente opposti a quelli in cui giocavo e non sono certo piacevoli sotto tanti aspetti, ma posso garantire che i buoni giocatori si trovano ancora. Chiaro, tolta Lecce, la nostra terra vive anni difficili a livello calcistico e non da ora, vedere Foggia e Bari in Serie C è molto grave, parliamo di due grosse piazze passionali da sempre. Per non parlare di Taranto che addirittura si trova in Eccellenza con uno stadio rifatto bellissimo che domenica scorsa contro il Novoli ha presentato un colpo d’occhio stupendo di pubblico che nemmeno nei professionisti a volte si trova. Ma è chiaro che purtroppo servono tanti fattori per costruire progettualità di qualità, tolti essi è tutto inutile.
Però la Serie C presenta piazze come Cerignola, Monopoli, Altamura, Barletta e Casarano che hanno costruito ottime squadre con dirigenze altrettanto ambiziose.
Questo mi fa ovviamente enorme piacere, sono città che hanno storia e blasone. Oltretutto abito in Capitanata e spesso sono a Cerignola a vedere partite, hanno costruito negli anni una società forte che, pur cambiando maggioranza in estate, si è a sua volta ulteriormente migliorata con la scelta di un signor tecnico come Raimondo Catalano. Stessa cosa dicasi di Altamura che sta raccogliendo i frutti di un incessante lavoro ed anche di Monopoli, ormai da oltre dieci anni stabilmente in questa categoria e degna di ben figurare in tutto. Casarano e Barletta hanno anch’esse società solide, stadi ristrutturati e ben collaudati oltre a parchi calciatori di assoluta qualità. Da uomo originario di questa terra splendida ne sono orgoglioso.
In Serie D è in testa la Virtus Francavilla, mentre il Brindisi stenta.
Sono due situazioni diametralmente opposte, nella città degli Imperiali hanno costruito negli anni una certa solidità sia economica che di settore giovanile grazie ad Antonio Magrì che ha creato un modello societario invidiabile. Il girone è ostico, vince solo la prima, ma i biancazzurri di Trocini, che ben conosce l’ambiente oltretutto, possono fare bene. Bella anche la situazione del Bisceglie, con la presenza di un esperto come Aldo Papagni all’area tecnica che incide molto in positivo. Sul fronte Brindisi sappiamo tutti quanto la società adriatica da sempre viva situazioni difficili societarie da una vita. Ma sono sicuro che Taurino saprà risollevarli a dovere, ha le chiavi giuste per farlo, la sua carriera parla chiaro. Poi inutile ripeterci, parliamo di un campionato difficilissimo in cui sta enorme equilibrio, non solo nel girone H.
Ex Taranto dal 1985 al 1987 in Serie C1 e B, oggi in Eccellenza. Cosa le fa pensare?
Mi viene enorme amarezza e basta. Il pubblico rossoblù è da Serie A, la città ha enormi potenzialità e non capisco come mai da oltre trent’anni manchi dalla Serie B. Sono fortemente risentito di tutto questo, senza offendere nessuno affrontare Novoli, Ostuni, Squinzano e Canosa erano ai miei tempi le amichevoli del giovedì. Sono tuttavia sicuro che col nuovo stadio ora cambieranno le cose, hanno creato una bomboniera meravigliosa che pochi possono permettersi.
Da ex del Bari invece come giudica questo braccio di ferro tifoseria-proprietà?
Capisco i tifosi biancorossi. Quindici anni di fila senza Serie A sono una bestemmia per una città come Bari. Con uno stadio stupendo e che ha vissuto un Mondiale ed una finale di Champions League! Ma purtroppo oggi comandano in chiave dirigenziale personaggi molto discutibili e preferisco non aggiungere altro. Io vengo da altre epoche, presidenti che ci mettevano passionalità, capitali di famiglia come Sibilia ad Avellino, Fasano a Taranto, i Matarrese a Bari, Cecchi Gori alla Fiorentina e Zamparini al Venezia. Oggi stanno americani, indonesiani, cinesi, tranne Lecce che è una società ben strutturata a conduzione familiare, il resto è tutto multinazionale.
Il modello Lecce, cinque anni di fila in massima divisione, può durare?
Me lo auguro di cuore, è l’unica rappresentante pugliese in A. Oltretutto la seconda dopo Napoli a livello peninsulare, escludendo Cagliari. Ho vissuto i derby contro i giallorossi in B ed A col Bari, sono sempre partite stupende e ricche di fascino anche come tifo sugli spalti. La società è ben strutturata, ha un signor direttore sportivo come Stefano Trinchera, ha avuto un grande maestro di vita di giovani come Pantaleo Corvino per anni. Credo che sia un modello da seguire per tanti visti i tempi odierni.